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Aggiornamento Aprile 2010

DOPO LA DIAGNOSI - COMUNICAZIONE GRADUALE

 
Comunicazione gradualeAspetti psicologiciScelte terapeutiche
   

Una comunicazione graduale

Morris  che nel 1953 ”scoprì” la sindrome che porta il suo nome affermò : "E 'ovvio che non sarebbe saggio informare la paziente del reale stato delle cose. . ci sembra necessario solo informare che la gravidanza è impossibile".

Da allora molte cose sono cambiate. Oggi gli interventi clinici, di regola, devono essere giustificati dal consenso informato della persona interessata o di un rappresentante legale. Il diritto di autodeterminazione è riconosciuto come fondamentale nella cura della salute. E poi oggi c’è Internet che rende disponibili tutte le informazioni a tutti, soprattutto ai giovani. Inoltre molti pazienti ormai adulti hanno testimoniato le ansie, la vergogna, il disagio provato quando, più giovani, si rendevano conto che genitori e medici nascondevano loro qualcosa.  Molte relazioni di fiducia sono state rovinate.
Oggi tenere segrete le informazioni alla persona interessata  è ritenuto un atteggiamento sbagliato oltre che impossibile. Resta invece aperto il dibattito sui tempi e sui modi delle comunicazioni.
La diagnosi di Ais e condizioni simili viene di solito accertata in due particolari momenti: o nei primi mesi di vita (per la comparsa di un’ernia o per la presenza di genitali atipici) o al momento della pubertà (per l’assenza del ciclo mestruale o per la comparsa di fattori inaspettati).
Nel secondo caso è il medico a dare le informazioni sia ai genitori che alla persona interessata.
Nel primo caso, invece, la comunicazione viene data dai medici ai genitori e sono questi ultimi, man mano che il figlio cresce, a dover spiegare, rispondere alle domande, scegliere il momento giusto,  valutare quanto il bambino può capire e voler sapere a ciascuna età. E’ ovvio che la comunicazione sarà graduale e dovrà adattarsi alle crescenti capacità del bambino. Inoltre dovrà essere rispettosa delle sue esigenze: non essere reticenti di fronte alle domande, né rovesciare sul bambino comunicazioni che non può o non vuole capire. L’atteggiamento giusto sarebbe quello di dichiarare di essere disponibili a parlare dell’argomento.
Ma in concreto le scelte sono spesso difficili, le persone sono diverse, così come le situazioni è non è possibile stabilire una formula sempre valida. Per questo è molto utile poter incontrare e parlare con altri genitori che abbiano o abbiano avuto gli stessi problemi.
Suggeriamo anche la lettura del Manuale per i genitori che abbiamo qui sul sito, ma che possiamo anche spedire in forma cartacea a chi ce lo richiede.
A proposito della comunicazione, sia da parte dei genitori che dei medici consigliamo di visitare http://www.accordalliance.org/component/content/article/101-general/1179-when-to-tell-patient.html

 

 
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